Riprendo le parole di un nostro neo parlamentare europeo, Magdi Cristiano Allam, perchè hanno centrato perfettamente il cuore della vicenda Gheddafi e ragionevolmente le condivido.
“Qualcuno dovrebbe spiegare a Silvio Berlusconi che se la sua ansia di assicurarsi il petrolio, il gas e gli affari economici e commerciali con la Libia si traduce nella legittimazione di un tiranno che viola in modo flagrante i diritti fondamentali della persona, che nega la democrazia al suo popolo, che sogna la scomparsa di Israele nonche’ l’islamizzazione dell’Europa, in un continente dove il tasso di natalita’ e’ largamente al di sotto della soglia della sopravvivenza demografica, vuol dire che dobbiamo prendere atto che se si svendono i valori in cambio del denaro il risultato e’ il tracollo della nostra societa’ e della nostra civilta’”. Lo dichiara Magdi Cristiano Allam, deputato Udc nel Parlamento europeo. “Noi diciamo che e’ una vergogna aver consentito a Gheddafi di fare a casa nostra cio’ che noi non ci permetteremmo mai di fare, dall’erigere una tenda adibita ad abitazione in un parco pubblico di Roma fino al concedere la tribuna del Senato della Repubblica ad un dittatore che ha le mani sporche del sangue di migliaia di innocenti e che si comporta con l’Italia come se fossimo una sua colonia. Noi diciamo che e’ stato un tragico errore barattare la nostra dignita’ e sovranita’ nazionale con un cosiddetto trattato di amicizia, in cui, unico caso al mondo, riconosciamo alla Libia un indennizzo per i danni coloniali dell’ammontare di 5 miliardi di dollari e ci assumiamo l’impegno a non far utilizzare il territorio italiano per azioni militari ostili alla Libia, come se non facessimo piu’ parte della Nato bensi’ di un’alleanza arabo-islamica. Noi diciamo che e’ una inammissibile tangente quella che il governo Berlusconi ha accettato di pagare a Gheddafi, in cambio della promessa a porre un freno alla partenza dalle coste libiche di migliaia di clandestini, cosa che egli avrebbe dovuto fare senza alcuna contropartita nel rispetto della legalita’ internazionale, consapevoli che in Libia non c’e’ foglia che si muova se non l’ordina il dittatore”.
